E così eccoci arrivati all’ultima intervista dell’anno. Passo in rassegna i vari ospiti di questo intenso 2018 e non vedo solo un importante parterre internazionale, ma anche un vasto assortimento che va da giornalisti e attivisti a designer, scrittori e insegnanti, tutti impegnati a rendere questo mondo un po’ più etico e sostenibile.

Ultima ma non meno importante, Maggie Marilyn Hewitt, la stilista neozelandese fondatrice del marchio Maggie Marilyn. Sono curiosa di conoscere lei e il suo brand, che la cara Clare Press ha ‘nominato’ nell’intervista di novembre.

Maggie, sei molto giovane, in Italia verresti considerata un’enfant prodige 😉 Com’è nata la tua passione per la moda e in particolare per la sostenibilità? E come sei arrivata a fondare il tuo marchio?

In realtà non riesco davvero a ricordare un momento in cui non mi sia vista nell’industria della moda. Sono sempre stata innamorata del modo in cui la moda ti trasporta in un mondo da sogno. Sono cresciuta in una piccola città costiera nella parte superiore dell’Isola del Nord in Nuova Zelanda, penso che il bellissimo ambiente in cui ho avuto il privilegio di crescere abbia fatto nascere in me un subconscio istinto protettivo da custodire e preservare.

Maggie Marilyn by Angela Datre

Tuttavia, è solo quando sono andata all’università che ho scoperto l’orribile verità nascosta dentro all’industria della moda. Ho passato l’intero anno della tesi a cercare modi in cui il mondo della moda potesse fare meglio. Come poter fondare un marchio che non avesse effetti negativi sull’ambiente e sulla gente? Così, appena mi sono laureata, ho deciso di cambiare questo settore in meglio!

Quali sono le caratteristiche distintive del tuo brand, sia in generale che per quanto riguarda la responsabilità verso i consumatori e l’ambiente?

In Maggie Marilyn c’è un forte senso di ottimismo e femminilità. Uno dei nostri valori principali è l’impegno a produrre in Nuova Zelanda; crescere, costruire e promuovere una comunità di persone incredibili è stata una delle parti predominanti nella crescita del marchio. Conoscere le persone e le famiglie, la vita della gente che fa i nostri vestiti è molto più importante di un profitto maggiore con una manifattura offshore. Le persone sono davvero al centro di tutto ciò che facciamo, quindi la nostra catena di fornitura è estremamente importante, la costruzione delle relazioni con i produttori tessili e gli stabilimenti è un imperativo per garantire che la nostra etica sia rispettata in ogni momento, dalla produzione di una cerniera ai materiali al capo finito.

Ho letto sul tuo sito che la Nuova Zelanda è stata un’industria fiorente nel settore dell’abbigliamento fino agli anni ’80/’90. La trovo una storia interessante. Ti va di dirmi in che modo l’approccio del consumatore è cambiato nel corso dei decenni?

Per la Nuova Zelanda gli ultimi 30 anni sono stati un periodo davvero interessante, con l’ascesa della globalizzazione e in particolare della fast fashion. Con la crescita dell’importazione della moda internazionale, i marchi locali non sono stati più in grado di competere in termini di prezzo, quindi si sono trovati sostanzialmente fuori dal mercato. Ciò ha avuto un enorme impatto sulla nostra industria manifatturiera locale, che è stata davvero la spina dorsale delle piccole città rurali della Nuova Zelanda. Queste persone incredibili ci sono ancora oggi, ma molti hanno cessato l’attività. Alla Maggie Marilyn ci impegniamo a investire in nuove tecnologie e in apprendistati per riaccendere la fiamma di un’industria un tempo in forte espansione.

Il tuo è un brand giovane ma sfili già a New York e tanti VIP indossano i tuoi vestiti. Com’è gestire lusso e sostenibilità insieme, penso che sia una grande sfida!

Rappresenta sicuramente una sfida, i tessuti a disposizione sono ovviamente molto più limitati, quindi devi avere davvero uno stile innovativo. Anche competere sul prezzo è difficile; stiamo assistendo sicuramente a un aumento di consumatori consapevoli ma non ci sono ancora abbastanza clienti là fuori che sceglieranno un capo bello, prodotto eticamente rispetto a qualcosa che sembra simile ma ha un prezzo più basso. Ma sono sicura che questo cambierà molto velocemente!

La nuova campagna di Maggie Marilyn

E a proposito di pret-à-porter, a che punto pensi sia arrivato in termini di responsabilità sociale? Ad esempio, molti marchi del lusso hanno bandito la pelliccia naturale e iniziato a utilizzare tecniche o materiali riciclati e/o sostenibili; pensi che sia solo una tendenza o qualcosa di destinato a durare?

Penso che, indipendentemente dal fatto che sia una tendenza, almeno in questo momento se ne parla di più. Il futuro del nostro pianeta e dell’umanità, tuttavia, risiede veramente nei consumi delle persone, il cambiamento accadrà, viviamo in un pianeta con risorse limitate. Spero solo che possiamo far emergere questa verità prima che sia troppo tardi.

Ti va di fare un augurio sostenibile per il 2019?

Alla Maggie Marilyn stiamo lavorando su come poter rendere i nostri capi e i nostri tessuti più circolari, affidandoci meno alla produzione di nuove materie prime. Lavoreremo con le nostre fabbriche tessili per capire come trasformare vecchi capi o tessuti in eccesso in nuovi materiali. Quindi il mio desiderio è che facciamo grandi passi avanti in questo senso, è qualcosa verso cui mi sento davvero entusiasta e appassionata. Trasformare la moda in un’economia circolare è davvero il futuro.

Ok, Maggie, siamo alla fine della nostra intervista; ti piacerebbe ‘nominare’ il mio prossimo ospite? Chi sarà?

Mi piacerebbe ‘nominare’ Gosia, la fondatrice di uno dei brand sostenibili più pionieristici della Nuova Zelanda, Kowtow.

Ok, grazie mille Maggie! I miei migliori auguri per una moda sempre più sostenibile.

Quindi la prima “Intervista del mese” del nuovo anno sarà con un altro marchio etico pionieristico neozelandese … ci vediamo a gennaio🤗

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