Il numero perfetto di abiti per far sì che il guardaroba diventi un ‘capsule wardrobe’, un armadio composto da pochi abiti, essenziali e versatili, sarebbe, secondo gli esperti, da 12 a 37; sfido io a trovare una donna che ha soltanto 12/15 abiti nell’armadio, io stessa ammetto di superare abbondantemente la cifra, anche se ultimamente sto provando a ridimensionarmi.

Eppure pare proprio che la nuova tendenza sia quella di ridurre gli spazi nel guardaroba, in nome di qualità, riuso e sostenibilità. Stop quindi ai vestiti dozzinali comprati compulsivamente, sì al concetto del ‘poco ma buono’ e del riutilizzo per arrestare la continua produzione di rifiuti, perché si sa che fine fa la merce invenduta.

La copertina di Overdressed

Secondo il libro ‘Overdressed: the shockingly high cost of cheap fashion’ si calcola che ogni ora in America si gettano circa 20 kg di vestiti, una quantità sufficiente per riempire tre piscine olimpioniche: uno spreco, lo sappiamo bene, alimentato soprattutto dalle catene di fast fashion, che producono collezioni a ritmi incessanti (ci avrete fatto caso, in questo tipo di negozi difficilmente troverete gli stessi abiti della settimana prima).

Scegliere al contrario una moda ‘slow’, che predilige l’acquisto ragionato di capi di qualità prodotti in modo sostenibile, permette non solo di risparmiare sul lungo termine, ma contribuisce a combattere gli sprechi e a valorizzare produzioni artigianali o comunque realizzate con materiali di cui si conosce provenienza e composizione.

E poi, un abito ben realizzato, ha probabilmente più chance di durare nel tempo, quindi di essere riutilizzato in più occasioni; il prêt-à-reporter è un fenomeno che ha contagiato anche i personaggi famosi, basti pensare a Kate Middleton che in più di 70 occasioni ha scelto mise già indossate in precedenza.

E quali sono invece le regole per avere un guardaroba in pieno stile prêt-à-reporter? Come riportato dal Washington Post, bisogna fare acquisti ponderati, provare sempre ogni capo e scegliere soltanto quegli indumenti che fanno sentire a proprio agio. Attenzioni che permetteranno di avere un ‘capsule wardrobe’, fatto di pochi pezzi che possono essere indossati in qualsiasi occasione con l’aggiunta di qualche complemento.

La filosofia del prêt-à-reporter è anche un po’ quella dei negozi d’abbigliamento di seconda mano, con la differenza che qui si acquistano e indossano abiti appartenuti ad altri; Micolet.it è ad esempio nato nel 2015 per il bisogno della fidanzata di uno dei soci di trovare ai capi d’abbigliamento che non usava più un’alternativa alla discarica. La piattaforma online riceve più di 30.000 capi di abbigliamento al mese, che altrimenti verrebbero dispersi e alimenta così una strategia di ​economia circolare​ che fa ripartire da zero il ciclo di vita dei prodotti, anziché farlo semplicemente terminare dopo il loro utilizzo.

L’home page di Micolet.it

Un futuro sempre più green attende dunque la moda a patto che che questo tipo di approccio parta dal basso, che sia condiviso e volto a elevare il livello di cultura e le informazioni per rendere i clienti più critici sulle tipologie di consumi e più consapevoli sui tanti modi di evitare gli sprechi.

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