Fibre e tessuti tinti con i colori ricavati dai residui del carciofo bianco di Pertosa

Il 21 marzo scorso, presso l’Auditorium ‘Giuseppe Avolio’ di Roma, anche sede della Cia-Agricoltori Italiani, l’associazione che riunisce gli imprenditori agricoli di tutta Italia, si è tenuta una giornata cui mi sarebbe piaciuto partecipare, se non mi fossi trovata dall’altra parte d’Italia. E allora rimedio oggi con questo post, oltretutto in linea perfetta con gli argomenti solitamente trattati da eco-à-porter.

L’appuntamento romano riguardava la presentazione del volume ‘Filare, tessere, colorare, creare. Storie di sostenibilità, passione ed eccellenza’, redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) insieme a Donne in Campo-Cia, l’associazione italiana di imprenditrici e donne dell’agricoltura e a Cia-Agricoltori Italiani appunto. Il volume è il frutto di un’indagine condotta da queste associazioni sulla produzione eco-compatibile di fibra da fonti naturali e/o di recupero, di filati da tessitura artigianale, tintura e confezioni naturali presenti sul territorio nazionale e rappresenta un impegno nei confronti di un argomento, la sostenibilità, che come abbiamo più volte ribadito nei nostri post e come descritta nell’agenda 2030 dell’Onu, è argomento molteplice e complesso, che coinvolge nello stesso tempo ambiente, economia e società.

La necessità di studiare e sviluppare sistemi di filiera produttiva a minore impatto ambientale anche nel campo dei tessuti, perché si sa e non lo ripetiamo, la moda inquina e “la produzione mondiale di indumenti è destinata a crescere del 63% entro il 2030”, va di pari passo con una filiera del tessile ecologicamente orientata che ha potenzialità enormi e che va quindi sostenuta e incentivata.

‘Filare, tessere, colorare, creare. Storie di sostenibilità, passione ed eccellenza’ presenta così esperienze di persone che credono e operano nel settore del tessile responsabile e tante di loro sono donne perché, “la vicinanza tra le donne e il tessere è vivissima, nella storia e ancora oggi, come testimonia il grande contributo del mondo femminile alla sostenibilità della filiera dei tessuti naturali, cui apportano valore aggiunto e spiccata sensibilità” (Pina Terenzi, presidente nazionale ‘Donne in Campo’ di Cia-Agricoltori Italiani).

Allora c’è ad esempio Assunta Perilli, archeologa tessitrice che a Campotosto, paese sulle sponde dell’omonimo lago artificiale in provincia dell’Aquila, ha raccolto l’eredità di nonna Laurina, riscoprendo un’antica varietà di lino autoctona e le sue lavorazioni tradizionali. Questa coltivazione è talmente unica che le Università di Cambridge e di Copenaghen hanno iniziato a studiarla, studi che continuano con il progetto ‘Il lino di Campotosto’, supportato dal Parco del Gran Sasso e i Monti della Laga che, tra l’altro, ha investito Assunta Perilli della carica di ambasciatrice del Parco nel mondo. Assunta ha confezionato anche il kilt donato a Carlo d’Inghilterra dal sindaco di Amatrice nella sua visita dopo il terremoto del Centro Italia.

Ha ricevuto il titolo di migliore donna manager europea dalla European Women Association per i risultati raggiunti nel campo dell’innovazione e della creatività Daniela Troina Magrì, che ha presentato i suoi lavori artistici sulla seta pura, scelta nelle Seterie del Comasco, dove i suoi dipinti vanno a decorare foulard, cravatte, scialli, sciarpe, kaftani. “L’arte, dice Daniela, è strumento di comunicazione umana nel senso di completezza dell’umanità con tutte le sue caratteristiche, il suo vissuto, la sua capacità di esprimere cose belle e di migliorare la qualità della vita”.

I foulard in seta di Daniela Troina Magrì

Non solo storie al femminile però; il fiorentino Stefano Panconesi, quarta generazione di tintori naturali, dal bisnonno che tingeva le trecce di paglia per i cappelli sulle colline fiorentine, al babbo Memo che gli ha trasmesso la passione per questa attività, mette a sua disposizione la grande esperienza maturata in questo campo nel biellese dove, dal 2010, collabora con la tintoria IRIDE di Adorno Micca, creando all’interno un reparto di tintura in pezza (tintura applicata a tessuti di varie metrature) con coloranti naturali certificata ICEA-GOTS.

Il volume naturalmente raccoglie tante altre esperienze che toccano sia la coltivazione che la tessitura e la tintura di fibre naturali, alcune impensabili come quella realizzata con le foglie del carciofo bianco.

Per chi fosse interessato ‘Filare, tessere, colorare, creare. Storie di sostenibilità, passione ed eccellenza’ si può scaricare sul sito dell’ISPRA. Per quanto ci riguarda, credo che in futuro andremo a conoscere da vicino i protagonisti di queste storie, per vederli sul campo e toccare con mano i loro prodotti e creazioni.

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