Demetra 'Le dee dentro la donna' by Random Moda

Il week-end scorso si è tenuta a Milano la nuova edizione di ‘Fa’ la cosa giusta’, fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili che noi di eco-à-porter abbiamo visitato l’anno scorso, scoprendo diversi marchi di cui abbiamo poi parlato individualmente, perché ci piacevano.

Non li abbiamo però esauriti, anzi, oggi tocca a Random, il cui nome completo è Random Upcycling Ethic Couture e non è difficile intuire il perché; la filosofia del marchio, fondato nel 2015 da Irene Elena Roliti, emiliana di Castelvetro, è l’upcycling, tecnica che ritorna spesso nei nostri post, basata, ci piace ricordarlo, sull’ottenere qualcosa di nuovo e di maggiore valore da qualcosa di usato, scartato e di valore minore. Irene Elena di questa tecnica ama tutto, a partire dal termine inglese ‘up’ e ‘recycling’ che “indica chiaramente l’intento di fare qualcosa di maggior valore. Non si tratta di semplice riciclo, in quell’ ‘up’ c’è la creatività, l’artigianalità, la cura nel trasformare uno scarto in qualcosa di nuovamente bello”.

Irene Elena Roliti in un’immagine che ci ha fornito per gli ultimi auguri natalizi

Ma da dove viene questa passione della designer emiliana per l’upcycling? E cos’è che l’ha portata a fondare un marchio che unisce moda etica e couture? Beh, alcuni di noi hanno la fortuna di capire fin da bambini cosa vogliono ‘fare da grandi’, così Irene Elena, che sapeva, già da piccolissima, di voler fare la stilista e che faceva pratica creando abiti per le sue Barbie, per poi passare ai vestiti dei cugini più grandi che, essendo di seconda mano, potevano essere tagliati e modificati. A 13 anni, con la prima macchina da cucire e il primo giornale ‘Burda’ con i cartamodelli, la passione aumenta, insieme alla possibilità di sperimentare e creare da se anche i propri abiti.

Dopo gli studi d’Arte, all’Istituto Secoli, scuola di moda di alta formazione, la designer scopre la modellistica e se ne innamora tanto da dire “da subito ho avuto la sensazione di conoscere già questa meravigliosa materia e che la scuola mi stava soltanto rinfrescando la memoria”. 

Gli ingredienti ci sono ormai tutti e quello di lavorare su scarti e usato, già sperimentato nell’adolescenza, si aggiunge ufficialmente dopo un viaggio a Londra, nel 2012, esperienza che Irene Elena mi aveva raccontato anche quando l’ho conosciuta in fiera: “Ero nel centro della via principale dello shopping, che rispetto al centro storico della mia città è enorme. Mi venne una bizzarra considerazione: ma com’è possibile che la gente riesca a indossare tutti gli abiti di questi infiniti negozi? L’offerta mi sembrava sproporzionata rispetto alla domanda o alla reale necessità. E sempre a Londra ho potuto vivere la realtà dei Charity Shop, veri e propri negozi dell’usato derivante da beneficenza. Questo fenomeno era poco diffuso in Italia, relegato alle chiese e a luoghi poco accattivanti”.

Un modello by Random

E così, tre anni dopo, nasce Random. E ‘Random’ perché? Sì, la casualità c’entra, in un certo senso o meglio, c’entra per essere smentita perché, come dice il libro di Robert H. Hopcke ‘Nulla succede per caso’, che a Irene Elena ha cambiato la vita, esistono degli eventi simbolici, delle ‘sincronicità’ che ci guidano nella vita, si tratta di coincidenze significative che hanno un senso, anche se non ce ne accorgiamo. Per esempio, se gettiamo casualmente dei colori su un foglio o dei tessuti su un tavolo, in realtà ci stiamo affidando all’intuito e alla creatività. 

E così le creazioni di Irene Elena sono un mix di tutte queste cose, con una componente anche magica e spirituale insieme, come nella sua ultima collezione ‘Le dee dentro la donna’ ispirata al libro omonimo di Jean S. Bolen, in cui vengono descritte tutte le tipologie di donna attraverso sette dee greche che coincidono con altrettanti archetipi di femminilità. A questo concetto la designer ha unito quello dei chakra indiani ovvero ogni abito rappresenta non solo una dea ma anche un chakra affine a quella personalità, con il suo colore e con l’abito costruito in modo da esaltare la parte del corpo ad esso collegato. 

Si tratta di una collezione più artistica che commerciale, molto couture, ma serve come spunto per i dettagli di abiti ordinabili su misura. Irene Elena ci tiene a sottolineare che il servizio fotografico di ‘Le dee dentro la donna’ è stato realizzato in collaborazione con gli studenti dell’istituto d’arte A. Venturi di Modena, la sua ex scuola superiore e che le foto sono state fatte nelle location del centro storico di Modena abbinate alle caratteristiche simboliche affini all’abito (ad esempio la dea Atena davanti all’accademia militare di Modena, la dea Demetra, dea della maternità e del nutrimento, al mercato coperto, la dea Era, dea del matrimonio, davanti al municipio e così via).

Ora la designer sta lavorando alla nuova collezione ispirata al cammino di Santiago, fatto l’anno scorso ad agosto; le cupole interne delle chiese, le vetrate delle cattedrali gotiche, i colori della natura, le frasi che i pellegrini scrivono lungo il percorso e i simboli ufficiali che sono la conchiglia e la croce di Santiago saranno tradotti in abiti e dettagli. Con un’eventuale aggiunta delle tinture naturali con le erbe, sia per avere colori più in linea con la collezione sia per poter essere ecologica anche sotto questo aspetto. 

Perché, dice Irene Elena, essere eco al 100% è davvero un’impresa ma ogni volta ci si migliora un po’.

Ultima cosa ma non meno importante, Random ha appena aderito a un progetto di vendita all’interno di un pop up store a New York nel prossimo mese di aprile, insieme a una decina di altri marchi italiani. Splendida opportunità per l’upcycling di Irene Elena, non possiamo che farle il nostro in bocca al lupo e sempre viva il lupo!

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