Quando si parla di politiche ambientali e in generale di sostenibilità, i Paesi del Nord Europa sembrano sempre un passo più avanti di tutti, paragonati poi a noi italiani, la distanza pare anni luce. In fatto di moda, oltre a tanti marchi scandinavi eco-sostenibili, gli eventi che li ospitano sono essi stessi improntati al rispetto dei valori sostenibili e dell’economia circolare, a partire dalle location scelte, ai temi trattati e così via. È il caso della Helsinki Fashion Week, la prima settimana della moda che punta sulla sostenibilità, come dichiara Evelyn Mora, la fondatrice dell’evento, certa che sia possibile investire su tematiche green ed estenderle a tutti gli aspetti della manifestazione. L’ultima edizione si è conclusa l’altro ieri, il 25 luglio, dopo 5 giorni ricchi di sfilate, mostre, seminari, il tutto ambientato presso un’infrastruttura organizzata come un eco-villaggio basato sull’utilizzo di tecnologie ecologiche e fonti di energia rinnovabili per garantire un evento a zero spreco.


L’eco-villaggio della HFW – courtesy of HFW


30 sono i marchi che hanno sfilato all’evento, naturalmente tutti basati sul principio della sostenibilità, vuoi per la provenienza dei materiali o per le tecniche di produzione o per i concetti delle collezioni o per tutte queste cose insieme. Qui ne presento alcuni ma sul sito della Helsinki Fashion Week li trovate tutti.
©Guardini

Intervistato da pochi giorni qui su eco-à-porter, il nostro eco-designer Tiziano Guardini ha sfilato a Helsinki con la sua collezione autunno/inverno 2018/2019 dal titolo ‘Colorful Mountain’, ispirata alla forza scaturita dai fulmini e ai passi a piedi nudi sulle montagne del Zhangye Danxia Geopark, parco geologico nazionale cinese caratterizzato da colori unici, per vari tipi di minerali di diversa pigmentazione che si sono depositati nell’arco del tempo e che rendono il paesaggio quasi onirico. Protagonista, quindi, la natura, passione e fonte inesauribile di ispirazione per Guardini, insieme ai materiali, tutti rigorosamente cruelty-free e rispettosi dell’ambiente.

 

©Saneras

Ancora natura e ancora Italia con Saneras, delle gemelle Siliana e Serena Arena,
marchio che riflette il desiderio di armonia tra la Terra e coloro che hanno il privilegio di abitarla. La filosofia del brand si basa su un grande senso dell’artigianato, su un’accurata attenzione ai dettagli e alla selezione dei tessuti, naturali, sostenibili e di alta qualità, mentre i capi vengono disegnati e realizzati con la collaborazione di laboratori artigianali di Roma, sede del marchio. Le collezioni si sviluppano attorno al concetto di ‘capsule wardrobe’, quella presentata a Helsinki s’intitola ‘Richiamo – cap II’, proprio come il capitolo di un libro.

Parla invece finlandese e spagnolo Aubergin, brand globale fondato da Nevean Holmes e Anna Uimonen nel 2015; nato come rivolta contro la moda usa e getta, la missione del marchio è da sempre quella di creare pezzi al di fuori delle tendenze del momento, miscelando tradizione e modernità e offrendo un nuovo approccio all’estetica femminile. In questo senso, nel 2017 Aubergin ha introdotto la filosofia a-gender, con capi dalle linee rilassate e facili da indossare. Le collezioni sono disegnate in Spagna, nell’atelier di Nevean e Anna a Palma de Mallorca, i tessuti provengono da aziende europee, tra cui Italia e Francia e sono 100% cruelty-free.


Aubergin sfila alla HFW – photo by Emi Linna


2WO+1NE=2 è stato fondato ad Atene da Stella Panagopoulou e Valisia Gotsi soltanto l’anno scorso; giovanissimo quindi ma già ribelle e anticonformista quanto basta, il brand greco si batte contro conformismo e convenzioni, interpretando l’abbigliamento come struttura multidimensionale ma senza perdere di vista un certo fashion appeal. Ogni collezione s’ispira a una città diversa e ai suoi elementi architettonici, culturali, sociali; a Helsinki hanno sfilato le essenze e le forme del villaggio provenzale di Roussillon, che dà il nome anche alla collezione.

2wo+1ne=2 Roussellon collection – photo by Henry Marsh


È made in Germany invece Fuenf, marchio giovane e dinamico di Berlino, che oscilla tra streetwear ed eleganza disinvolta, coniugando moda e cultura digitale. La prima collezione di Fuenf esplora i frattali, oggetti geometrici che si ripetono nella loro forma su scale diverse, dunque ingrandendo una qualunque loro parte si ottiene una figura simile all’originale. Le loro forme ipnotiche e le proporzioni perfette hanno affascinato Ekaterina Zdanowicz-Musina, fondatrice e designer del brand tedesco, che ne ha fatto il simbolo della distopia odierna, con il digitale che trasforma continuamente il nostro ambiente naturale primario. Scontro tra tecnologie e natura, quindi, tra nuovo e vecchio, tra futuro e  passato espresso in uno stile sobrio ma spigoloso. I capi di Fuenf sono prodotti a Berlino e in piccoli atelier in Polonia, con trasparenza e tracciabilità come aspetti chiave, utilizzando spesso tessuti riciclati ed eco-certificati, mentre le stampe, che sono uno degli aspetti più importanti per l’estetica del brand, sono digitali, quindi più sostenibili della serigrafia.

 

Come avete visto, tutti diversi questi marchi ma accomunati dall’impegno sostenibile su più fronti e da una moda che si oppone alle logiche consumistiche dell’usa e getta e della stagionalità per uno stile più slow, che valorizza il fatto a mano, la qualità e, spesso, il talento femminile. E non è un caso che a capo dell’evento ci sia proprio una donna che crede che sostenibilità e trasparenza siano valori fondanti e centrali non solo della sua manifestazione ma del sistema moda, nel suo presente e soprattutto nel suo futuro.

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