'Clothes worth wearing are worth repairing' - courtesy of fashionrevolution.org

Finalmente ho ricevuto anche il secondo numero, intendo la Fanzine #2 di Fashion Revolution! Era in pre-ordine e l’attendevo con impazienza ma l’attesa è stata ripagata da 122 pagine, sempre su carta riciclata, che propongono in modo creativo con illustrazioni, foto originali, poesie e tanto altro, possibilità e idee per prolungare la vita dei nostri abiti. ‘Loved Clothes Last’ è infatti il titolo della rivista e suona davvero come una dichiarazione d’amore verso quei vestiti che durano una vita perché di ottimi materiale e finiture o perché li abbiamo riparati un sacco di volte o perché li abbiamo trasformati in qualcosa d’altro, ancora più unico e prezioso. Perché i modi per non sprecare, per non buttare sono infiniti e a volte hanno a che fare soltanto con piccoli accorgimenti, come ricucire un bottone staccato o rispettare il tipo di lavaggio, quindi saper leggere correttamente le etichette.


Copertina della Fanzine #2 di Fashion Revolution – courtesy of fashionrevolution.org


Dopo una prefazione di Orsola de Castro, co-fondatrice di Fashion Revolution, che termina con un’intelligente citazione di Joan Crawford che dice: “Cura i tuoi abiti, come i buoni amici che sono”, seguono una serie di articoli che trattano il tema dello spreco, del riciclo e del consumo da diversi punti di vista, come quello storico di Jake Hall, che parla della mitica figura del “rag-and-bone man” (letteralmente l’uomo straccio e ossa) che, nell’800, girava le strade delle città europee raccogliendo appunto ‘rifiuti tessili’ in un sacco sulle spalle. Importante poi, sempre nell’800, la figura dello scozzese Benjamin Law che ottiene un tessuto ‘rigenerato’ ibrido unendo lana e stracci. Non mancano poi esempi di come, in diverse culture, si cerchino di ridurre gli sprechi tessili creando abiti ex-novo che diventano simboli della cultura stessa come il kimono, realizzato tramite il riassemblaggio di pezzi di tessuto ricuciti a mano.

Christina Dean, fondatrice di Redress, ONG ambientale che lavora per ridurre gli sprechi nell’industria della moda, racconta invece di cosa accade ai vestiti invenduti: finiscono super-scontati negli outlet ma, certo, anche il super-sconto non è garanzia di vendita ooppure vengono venduti con etichetta staccata (beh, basta andare anche al mercato locale per trovare intere bancarelle che vendono abiti nuovi, magari cartellinati ma senza l’etichetta!) e finiscono magari in altri continenti come l’Australia o, ancora, vengono donati ad associazioni come la nostra Caritas. E poi c’è l’alternativa meno piacevole da ammettere per i brand ovvero la distruzione tramite inceneritore.

C’è poi una bella poesia di Hollie McNish riprodotta su un fotogramma tratto dal cortometraggio ‘Loved Clothes Last’ prodotto da Fashion Revolution, l’immagine parla da sola ed è anche molto inquietante:


Dal film ‘Loved Clothes Last’ + poesia di Hollie McNish – courtesy of fashionrevolution.org


Ci sono le tecniche per rivedere il proprio guardaroba e i consigli per evitare di comprare nuovi vestiti, per esempio ricorrendo al vintage o all’usato o allo scambio con gli amici o ancora al noleggio.
Tutorial per riattaccare un bottone di Zoe Robinson e Nina Chakrabarti – courtesy of fashionrevolution.org

E sembra un vero e proprio manuale d’istruzioni d’uso quando t’imbatti nei consigli per smacchiare i tessuti o per capire se un capo è ben rifinito o per decifrare l’etichetta del lavaggio (cosa che anch’io, ancora adesso, fatico a fare, lo ammetto!) o per riattaccare quel famoso bottone di cui parlavo sopra.

Sass Brown consiglia poi sette brand da tenere d’occhio per il loro impegno nel riuso di materiali recuperati tra i più diversi: dalle reti da pesca del marchio spagnolo Ecoalf agli airbag del sud-coreano Recode ai materiali da imballaggio dell’inglese Bethany Williams, pare una gara a chi ha più fantasia e va bene così, anzi, così dovrebbe essere!

Ma la mia parte preferita è quella dedicata alla ‘Clothing Love Story’, cioè l’amore infinito per un capo che non abbiamo mai lasciato e mai lasceremmo; Anissa parla della sua t-shirt dicendo “la prima volta che ti ho visto ti ho voluto … non so da dove vieni ma so dove stai andando: con me il più a lungo possibile“, Scarlett dice delle sue infradito che ha dall’età di 6 anni “vorrei che i miei piedi fossero ancora dello stesso numero poter ‘ciabattare’ ancora in giro con voi“. Meraviglioso, vero? E voi ce l’avete una love story con un abito? Perché non me la raccontate?


‘What’s your clothing loves tory?’ – courtesy of fashionrevolution.org


Della fanzine ‘Loved Clothes Last’ non vi rivelo altro. Merita scoprirla sfogliandola.

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