Ci siamo. Rivoluzionari fashion di tutto il mondo unitevi e rispondete alla chiamata del movimento globale più trendy che c’è, quello che, nato in Inghilterra nell’aprile 2013 all’indomani del crollo dell’edificio commerciale Rana Plaza, in Bangladesh, in cui morirono migliaia di operai tessili, è cresciuto e si è diffuso come un’onda, portando con se cambiamenti importanti nell’industria della moda. Fashion Revolution festeggia il suo quinto compleanno e, in questo mese di aprile, precisamente dal 23 al 29 prossimi, si appresta ad aggiungere un altro tassello per la costruzione di un futuro in cui tragedie come quella di Rana Plaza non accadano più, come dice anche una delle sue fondatrici, la designer Orsola de Castro.


Fashion Revolution campaign


Come movimento globale, Fashion Revolution ha sedi e coordinatori in tutto il mondo, per l’Italia c’è la stilista Marina Spadafora che dice: “Scegliere cosa acquistiamo può creare il mondo che vogliamo: ognuno di noi ha il potere di cambiare le cose per il meglio e ogni momento è buono per iniziare a farlo”. Per l’ultima settimana di aprile sono quindi previsti eventi organizzati in tutti i Paesi che hanno aderito al movimento; ne citiamo alcuni ma potete trovare la lista completa a questo link:
  • in Italia, il 24 aprile alle ore 21.30 presso il Cinema Teatro San Rocco di Seregno, nell’hinterland milanese, sarà proiettato il film documentario ‘The true cost’ di Andrew Morgan con introduzione alla visione e dibattito finale. È prevista una raccolta fondi a offerta libera destinata interamente a sostenere l’organizzazione Fashion Revolution;
  • in Scozia, a Edimburgo, ‘1138’ (come il numero delle vittime di Rana Plaza), sarà una serie di eventi compresi in un programma unico che cominceranno il 23 aprile alle 19.00 ora locale e andranno avanti fino alle 19.00 del 25;
  • a Londra, il 24 aprile dalle 18.30 ora locale Safia Minney, la fondatrice del marchio eco People Tree, dibatterà di fashion in termini di diritti dei lavoratori e sostenibilità ambientale con esperti del settore…

…e così via per una lista davvero infinita di eventi gratis e a pagamento.

Un altro gesto che Fashion Revolution invita a fare è di indossare un indumento al contrario, scattare una foto e postarla sui social chiedendo al brand in questione ‘Chi ha fatto i miei vestiti?’, un’azione piccola ma significativa che responsabilizza il consumatore portandolo a farsi e a fare delle domande, coinvolgendo l’intera filiera produttiva dietro il capo d’abbigliamento.


Fashion Revolution San Francisco


È importante comunque sapere che Fashion Revolution opera tutto l’anno e che invita i consumatori a fare altrettanto, sia con azioni che atteggiamenti di apertura mentale e di curiosità. Un altro strumento utile è sicuramente la Fanzine del movimento di cui per ora ho soltanto il #1, mentre attendo il #2 che verrà forse ristampato. ‘Money Fashion Power’ è il titolo della prima rivista, copertina di un bel giallo carico con immagine a contrasto di uno scontrino, 70 pagine circa di poesie, illustrazioni, giochi, studi e reportage sulla produzione dei capi d’abbigliamento, sul come, sul dove, sul perché, il tutto stampato ovviamente su carta 100% riciclata.
Fashion Revolution #1 Fanzine

Uno dei messaggi più importanti che trapela dalle pagine della rivista ma in generale da tutte le azioni e gli eventi promossi dal movimento è che come consumatori deteniamo un grande potere, un potere che si esprime nelle scelte di acquisto che facciamo tutti i giorni e i marchi, consapevoli di questo, ci seguono e ci ascoltano. Se non ce ne interessiamo, se ad esempio non ci chiediamo in quali condizioni vivono o quanto sono retribuite le persone che fanno i nostri vestiti, diventiamo complici della loro povertà e del loro sfruttamento.

Fashion Revolution #1Fanzine poem

Finisco spesso i miei post parlando di quanto sia importante che ognuno di noi, nel proprio piccolo, faccia la sua parte; ma non è forse così che nascono le più grandi rivoluzioni?

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