In questi scampoli di 2017 m’imbatto in un articolo di Emily Farra per Vogue.com che parla di come questo sia stato l’anno in cui la moda sostenibile è diventata sexy; ottima cosa che lo dica una delle riviste più autorevoli del mondo del fashion ma per paradosso forse lo fa perché, in generale, la sostenibilità è un argomento ormai sulla bocca di tutti e in tutti i settori, quindi un trend appetibile da non lasciarsi sfuggire.

Comunque sia è una bella notizia perché la moda è la seconda industria più inquinante al mondo, tra pesticidi utilizzati per le colture del cotone, acqua consumata a volontà, materiali sintetici che finiscono nelle discariche e milioni di abiti buttati ogni anno perché la fast fashion produce tanto ma spesso a bassa qualità e a scapito di chi quegli stessi abiti li confeziona nei laboratori tessili di Paesi come India e Cina.

Emily Farra cita, tra i pionieri della moda sostenibile, che hanno cominciato ben prima del 2017 a fare del proprio stile un fatto etico, Vivienne Westwood, Edun e Stella McCartney, a cui aggiunge il sempre impeccabile Tom Ford che nel settembre scorso ha ricevuto il Green Carpet Fashion Award come ‘Best International Designer supporting Made in Italy’ per aver migliorato le proprie pratiche di produzione etica e il suo supporto all’artigianato italiano, Gucci per aver annunciato, ad ottobre, il suo addio alle pellicce naturali a partire dalla prossima collezione (preceduto da Armani lo scorso anno) e tanti altri designer che hanno cominciato ad utilizzare faux-fur nelle proprie collezioni.

Nell’articolo vengono poi nominate anche le partnership tra brand e società hi-tech per la produzione di tessuti alternativi, ad esempio quella tra Stella McCartney e Bolt Threads di cui ho parlato nel post ‘La tela del ragno‘ per la realizzazione di un tessuto simile alla seta. E pare che molti scienziati, nel segreto dei loro laboratori, stiano modificando il DNA per creare “pelliccia senza l’animale, seta senza la larva e pelle senza il bovino” (sperando che non creino mostri!).

Vogue.com nomina naturalmente nomi illustri del settore, brand di altissima gamma e star che si sono votate alla causa ma il mondo è davvero pieno di marchi, già consolidati ed emergenti, anche di accessori e underwear, che fanno di etica e sostenibilità il loro credo, senza per questo sfilare in passerella o ricevere premi eccellenti (in oro etico però!).

Quando anche Vogue parlerà di loro mettendoli pure in copertina, forse potremo davvero dire che ‘la sostenibilità’ è sexy!

 

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