Stella McCartney, una carta per il clima targata Onu

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L’impegno di Stella McCartney per l’ambiente e per una moda sempre più sostenibile continua, non solo con le sue collezioni e il lancio di materiali cruelty free e a basso tasso inquinante ma anche con azioni esemplari che coinvolgono governi e organismi internazionali come l’Onu. 

E’ di ieri la notizia, data da The Guardian, che nei prossimi colloqui sul clima che si terranno il 10 dicembre prossimo a Katowice, in Polonia, sarà presentata una carta specifica del settore moda avviata dal segretariato Onu sui cambiamenti climatici, che la designer ha firmato e di cui si fa portavoce.

Stella McCartney spera che il documento “suoni alcuni campanelli d’allarme” e stabilisca contemporaneamente un percorso per un’azione collettiva che permetta di aumentare i metodi di produzione a bassa emissione di carbonio, migliorando la redditività economica.

Naturalmente ci sono altri firmatari della carta che non sono ancora stati resi noti ma si tratta di diversi marchi della tanto discussa fast fashion, quindi una buona notizia.

Rifiuti, inquinamento, deforestazione, tossicità nella produzione e catene di approvvigionamento alimentate a carbone si combinano per fare della moda una delle industrie più dannose per l’ambiente, quindi un impegno a livello istituzionale con la partecipazione attiva degli addetti al settore, soprattutto di coloro che sono fautori di queste cattive pratiche,  è essenziale. 

The Guardian riporta che ci sono comunque segnali positivi che arrivano dai consumatori; un rapporto del sito di moda Lyst, che ha monitorato oltre 100 milioni di ricerche online nell’ultimo anno, mostra un incremento del 47% delle espressioni che combinano stile ed etica, come ‘pelle vegana’ e ‘cotone organico’.

Stella McCartney è consapevole che non sia rimasto molto tempo per cambiare le cose ma che sia comunque fattibile; l’importante, tra le altre cose, è che si estenda il discorso anche ad argomenti meno trattati rispetto, ad esempio, alla foresta pluviale e agli oceani. La produzione in serie del cotone, che è il tessuto più diffuso al mondo, sta infliggendo ingenti danni alla biodiversità del suolo ma di questo si parla ancora troppo poco.

Ecco allora che l’appuntamento di Katowice arriva al momento giusto per puntare nuovamente i riflettori su un problema che non può più essere ignorato, soprattutto da coloro che di questo problema sono la causa. Vediamo cosa accadrà. 

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