Tess Whitfort, a vincitrice del Redress Design Award 2018 - courtesy of Redress

Di Redress avevo parlato nel post dedicato a ‘Loved Clothes Last‘, la fanzine #2 di Fashion Revolution; si tratta di una ONG ambientale con sede a Hong Kong, che lavora per ridurre gli sprechi nell’industria della moda e lo fa promuovendo modelli innovativi che indirizzano l’industria in questione verso una sempre più marcata sostenibilità attraverso l’economia circolare. L’organizzazione collabora con varie parti del sistema, tra cui designer, produttori, marchi, enti educativi, governo e consumatori.

Redress è anche l’ideatore del Redress Design Award che dal 2011, quando si chiamava ancora EcoChic Design Award, premia i designer sostenibili e che, nel tempo, da Hong Kong, si è aperto al resto del mondo, includendo tutta l’Asia e l’Europa.

Ieri sera, proprio a Hong Kong, si è tenuta la finale del premio, con 11 finalisti provenienti da Hong Kong, India, Taiwan, Giappone, Filippine, Israele, Danimarca, Australia, Francia, Spagna e Regno Unito, che hanno dimostrato che i rifiuti tessili sono risorse preziose con cui creare sorprendenti collezioni; dall’eccedenza dell’abbigliamento di seconda mano ai kimono vintage, dagli ombrelli ai tessuti per divani fino agli scarti di mobilio (trasformati in pizzi di corteccia), i giovani designer hanno davvero stupito pubblico e giuria. Prima della finale, i giovani designer, guidati dal team di formazione di Redress, hanno sperimentato in prima persona gli ingressi e le uscite della catena di fornitura, testando i tessuti di scarto in un laboratorio all’avanguardia e apprendendo informazioni approfondite dai professionisti del settore sul modo in cui i designer possono trasformare l’impatto ambientale dell’abbigliamento in ogni fase del suo ciclo di vita.


Le creazioni dei finalisti – courtesy of Redress


A vincere il primo premio Tess Whitfort, l’australiana di Melbourne con la sua collezione audace e punk realizzata con materiali provenienti da vecchi rulli industriali; giacche da biker, abiti, top e pantaloni sono caratterizzati da tagli, decostruzioni e asimmetrie su cui spiccano pattern che sono scarti tessili in giallo acceso-nero su base bianca. Tess ora entrerà a far parte di The R Collective, un ambizioso collettivo collegato al premio che offre la possibilità di progettare e produrre una capsule collection destinata ai negozi.

Christina Dean, fondatrice e presidente di Redress e co-fondatrice di The R Collective, ha dichiarato: “Questi giovani e visionari designer rappresentano il futuro di un’industria in cui i rifiuti possono e devono essere considerati una risorsa preziosa da riutilizzare piuttosto che nasconderla come un segreto sporco. Il futuro è ora ed è ora di incorporare questo nuovo modello di design come standard”.

Il futuro è ora appunto. Cosa aspettiamo?

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