Anekdot è un marchio di intimo e swimwear sostenibile che ho scoperto su Instagram; la prima cosa che mi ha colpito, insieme ovviamente ai capi stessi, sono state le immagini: letti sfatti, vecchi muri stonacati, finestre luminose, piante vive e fiori secchi, l’acqua, il mare, la natura selvaggia. E poi modelle in pose naturali, che si stirano, che fanno yoga, che camminano sulla spiaggia, che si affacciano da una finestra, raramente guardano l’obiettivo e se lo fanno ridono o sorridono quasi sempre, distese, rilassate, a proprio agio con l’ambiente come fosse casa propria. Per di più non è male nemmeno quell’aura di soffuso erotismo che certe immagini emanano.


Anekdot Winter Garden collection – Photo: Livia Faden – courtesy of anekdotboutique.com


Anekdot, ho pensato, è un marchio felice e allora ne voglio sapere di più. Scopro quindi che c’è dal 2015, che è ideato e prodotto a Berlino da Sofie Andersson, designer svedese, educata in Italia (come tiene a precisare nella sua bio e a noi fa piacere) poi formatasi a Londra da pionieri del fashion sostenibile come Christopher Raeburn e From Somewhere (quest’ultimo è il brand fondato da Orsola de Castro, una delle ideatrici del movimento Fashion Revolution) da cui ha appreso le tecniche dell’upcycling, filosofia che è alla base delle creazioni di Anekdot.

Ma cos’è di preciso l’upcycling? Ne ho accennato diverse volte parlando delle varie tecniche legate alla moda sostenibile ma una vera e propria definizione non credo di averla mai data; in realtà io stessa ho fatto spesso confusione tra ‘recycling’ e ‘upcycling’, cioè tra ‘riciclo’ e ‘riuso creativo’ (ma il termine inglese rende meglio!) ma la differenza sostanziale è che nel primo caso si riutilizzano scarti che vengono sottoposti ad una trasformazione o ad un processo per cui il risultato finale è quasi sempre di qualità minore rispetto all’originale, senza contare che il dispendio energetico per la trasformazione è spesso enorme. Nel caso dell’upcycling, invece, i vecchi prodotti vengono lavorati ottenendo un valore maggiore di quello iniziale; energia spesa, nulla o quasi e massima prevenzione della produzione di scarti!

Anekdot – courtesy of anekdotboutique.com

Ho aperto questa parentesi perché possa essere chiara la tecnica che Sofie applica all’intimo e ai costumi da bagno che realizza; lei stessa precisa, con una certa ironia, che ‘upcycling’ non significa indossare l’intimo degli altri, ci mancherebbe, ma recuperare qualcosa, in questo caso rimanenze tessili da fabbriche, mercati, altri brand, per trasformarlo in qualcos’altro di maggiore valore e bellezza. Che siano avanzi, scarti, fine pezza, stock, pezzi vintage, il team di artigiani di Anekdot li lavora a mano ricavandone pezzi unici che, proprio per le ragioni di cui sopra, sono anche limitati perché difficilmente riproducibili.

Anekdot – courtesy of anekdotboutique.com

Interessante in questo senso la filosofia che è alla base di Anekdot ovvero ideare e lavorare su ciò che si ha disposizione; ciò che potrebbe essere visto come un limite è invece una sfida per guardare avanti, un lavoro di fantasia, uno stimolo creativo paradossalmente illimitato. Si sviluppano così storie intorno ad ogni capo creato (ed ecco che torna il potere creativo del tessuto e delle tecniche di riuso di cui parla anche Cristiano Toraldo di Francia nel suo ‘Rivestire’) e i dettagli, gli aneddoti appunto, acquistano maggiore importanza, proprio perché rappresentano lo sforzo creativo e la fantasia del loro creatore.

Storie che sono come viaggi come ‘Looking for nothing’, descritta sul sito del marchio come “una collezione aromatica di essenziali senza compromessi che ti invitano a prendere una pausa, a riflettere e a conoscere tutte le cose buone che ti circondano”. Si tratta di deliziosi coordinati di pizzo in rosso acceso, verde salvia, rosa pallido e nero satinato realizzati con rimanenze di fabbrica provenienti da Sri Lanka, Francia, Regno Unito e Italia (e noi c’entriamo sempre!).

Oppure c’è ‘Winter Garden’, dolce nel titolo ma piena di verve “per prendere d’assalto ogni giorno”; una collezione all black “per i cuori ribelli e coraggiosi che vivono ogni momento e lo vivono totalmente”.

‘Secret Bay(b)’ e ‘On the Rocks’ sono invece collezioni swimwear che ci parlano di un viaggio in Sri Lanka, di natura incontaminata, mare cristallino e rocce su cui sentire ancora il calore del sole al tramonto. I costumi sono realizzati con un surplus di tessuto proveniente da una fabbrica e con nylon rigenerato prodotto da reti da pesca riciclate, oltre da altri nylon scartati. Anche qui nero e linee pulite con qualche piccolo ‘frill’.

Di viaggi il team di Anekdot ne ha fatti tanti altri; vi invito quindi a visitare il sito per scoprire quali altre storie e ‘voyages’ racconta questo bel marchio originale e sostenibile, oltretutto con servizi fotografici sempre affascinanti. Questione di aneddoti.

 

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