E’sempre un piacere parlare di una realtà italiana che fa moda sostenibile, ancora di più se, oltre all’accurata ricerca e selezione dei materiali (e dei fornitori) e all’attenzione al contesto in cui essa viene prodotta, c’è anche il valore aggiunto del riciclo.

Quagga è un marchio ‘made in Italy’ (Piemonte) che esiste dal 2010, realizza abbigliamento outdoor altamente performante, conoscevo già le sue giacche tecniche dalle linee minimali ma ricche di dettagli, fatte di tessuti idrorepellenti e di ovatte termiche in fibra riciclata; di recente il brand ha lanciato una campagna di crowdfunding chiamata ‘Q-Bottles’, conclusasi con successo lo scorso ottobre. Il progetto consiste nella produzione di capospalla per l’autunno/inverno 2018/2019 realizzati con una fibra ricavata dal riciclo di bottiglie di plastica e trasformata in tessuto; da polimeri rinnovati, questa fibra si ottiene con un processo meccanico di filatura a caldo, senza l’uso di sostanze chimiche. Il tessuto ottenuto può avere la consistenza della seta o del cotone sottile, al tatto è morbido e si trova in versione opaca o lucida e, a fine vita del capo, può essere nuovamente riciclato, gettandolo nel cassonetto come fosse una bottiglia di plastica.

Quagga prepara così la sua prossima collezione invernale e manda contemporaneamente un segnale significativo legato all’importanza del riciclo, del rispetto dell’ambiente e dell’utilizzo delle certificazioni, fondamentali queste ultime per dimostrare che i materiali riciclati sono (ri)usati in modo cosciente e sicuro perché trattati appunto in aziende certificate, dove si eliminano tutte le sostanze potenzialmente dannose tramite tinture e finissaggi.

Last but not the least, Quagga si avvale anche della certificazione ‘Animal Free’, cioè che esclude il ricorso a componenti di origine animale. E non è un caso che il marchio si chiami come il mite equino simile alla zebra che popolava il Sudafrica fino a fine ‘800, estintosi perché cacciato sia per la qualità delle sue carni che del suo pellame ma riportato recentemente in vita in seguito ad un particolare procedimento di selezione chiamato breeding back, che ha permesso di ricrearne una specie analoga, poi reintrodotta nell’ambiente.

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